Perchè si usa… il cuore

9 settembre 2012

Arrivati a settembre iniziamo a tirare le somme delle nostre vacanze e ripensiamo anche a come le abbiamo pianificate, perchè abbiamo scelto una località invece di altre, cosa ci ha indirizzato nella scelta. Al tempo dei social network e del web 2.0 queste domande per molti sembrano avere facili risposte: la community, il passaparola virtuale degli amici e follower che recensiscono bene o male un posto, una località.

Tanti hanno fra i loro amici e follower alberghi, ristoranti, agenzie di comunicazione che hanno creato le campagne di marketing per i brand turistici ed anche loro ci hanno influenzato. Ma come ci hanno influenzato?

Facendo un giro nel web, sulle riviste o in televisione, e ponendo un’attenzione mirata alla comunicazione turistica, colpisce una cosa in particolare: “il cuore”. Senza uscire fuori dai confini italiani, altrimenti “I love NY” la fa da padrone, la Val d’Aosta, la Liguria (“per non lasciarci il cuore”), la Basilicata, la città di Belluno, la Provincia di Treviso (“ti resta nel cuore”), la città di Bolzano, la Sardegna (“un cuore d’acqua”), solo per citarne alcuni, hanno utilizzato il cuore o il concetto di anima (“Emilia Romagna, Terra con l’anima”).

Il viaggio viene comunicato quindi come un motivo del cuore, come un gesto d’amore, dove il cuore non è soltanto simbolo di un luogo ricco di attività o di verde o di colori scintillanti ma ricco di passione, di anima.
Il viaggio diventa passione, passione nel programmarlo, nel vivere ogni momento di quelle giornate da trascorre con la passione e la voglia di diventare parte integrante di quel viaggio. Non solo turista in quei luoghi ma anima tu stesso di quel viaggio che è stato così quel giorno e domani sarà diverso.
Ma anche la passione di chi ti fa emozionare in quel viaggio, la passione di chi vive un territorio e te lo offre facendotelo sentire tuo.
Sono proprio piccole regioni come la Val d’Aosta e la Basilicata, per esempio, che comunicano tramite un logo l’autenticità del loro territorio fatto di ospitalità genuina, di passione dell’anima ancora incontaminata e che utilizzano proprio il cuore per fare questo.

Elementi semplici, facili da riconoscere dentro la propria vita e trasferirli nel proprio viaggio. E per questo nella comunicazione turistica sono frequentemente utilizzati, in particolar modo quando i mezzi di cui ci si serve riguardano la rete. Siti web, social media, mailing e app per smartphone sono particolarmente adatti ad accompagnare i messaggi aventi il cuore come codice.

E’ una strategia emersa anche nella prima edizione del Btwic, il 15 maggio scorso a Potenza, in cui si sono confrontati alcuni tra i principali esperti di comunicazione turistica, molti dei quali concordi nell’orientare le scelte di comunicazione sempre più su idee semplici e facili da raccontare, per superare la sempre crescente complessità dei contenuti che oggi popola la rete.

E poi, forse, c’è un altro motivo, un po’ più poetico e, perché no, retorico. Piace pensare, infatti, che a creare questi messaggi siano comunicatori “indigeni”; gente che lavora in un settore particolarmente affascinante e che per mestiere promuove la propria terra. Ci si dovrebbe sentire fortunati e innamorati di questo lavoro, forse sarà anche per questo che molto spesso ci si mette… il cuore?!

Annalisa Romeo

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