Sessanta anni fa, Matera era giá capitale.

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“A Matera viveva mia sorella Enza e quando mi recavo a trovarla, riuscivo a respirare il fascino di una città unica…”. Io immagino che Leonardo Sinisgalli avrebbe cominciato così un suo commento sulla vittoria di Matera, ricordando il lato degli affetti familiari innanzitutto. Matera era davvero nel suo cuore.
Sinisgalli è morto a Roma nel 1981, oltre trenta anni fa, quando la crescita sociale, urbanistica e culturale della città ancora doveva compiersi, ancora doveva trasformarsi da “vergogna” della civiltà a patrimonio dell’umanità con il marchio Unesco.

Ciò che è avvenuto in questi decenni, avrebbe reso felice Sinisgalli; non tanto (e non solo) per la vittoria di una città lucana (una delle “sue” città) nella corsa a capitale europea della cultura, quanto per il percorso di trasformazione vissuto. La tecnologia nei Sassi, i nuovi luoghi dell’innovazione sociale, una crescita culturale diffusa nella popolazione, rappresentano i principali elementi che lo avrebbero portato a guardare al futuro con ottimismo.

Eppure, Sinisgalli un’attenzione a questo processo non ha mai smesso di porla. Civiltà delle Macchine, la rivista da lui fondata nel ‘53 per conto della Finmeccanica e diretta fino al ’58, ha dedicato a Matera e alle sue trasformazioni sociali, culturali e urbanistiche moltissimo spazio, servendosi anche di firme autorevoli (o che autorevoli lo sono diventate dopo).

In sei anni (31 numeri) Matera e la Basilicata sono nominate decine di volte, raccontandone in tutte le forme l’identità reale.

Sulla rivista Matera è stata protagonista di quasi tutti gli articoli e saggi dedicati alla terra d’origine dell’intellettuale lucano; sia che si trattasse di inchieste sociali e antropologiche, di ricerche economiche o pezzi di colore; passando dalla riforma agraria alle innovazioni degli schemi idrici, dagli esperimenti urbanistici al racconto socio-antropologico. Sinisgalli aveva inviato nella città dei Sassi i “reporter” più disparati, lucani e non, a raccontarne il fascino e le trasformazioni; ognuno con un occhio diverso, con una propria sensibilità e competenza. Finanche alla poesia, pubblicando nella rubrica Semaforo, i versi di un giovane Mario Trufelli dal titolo, appunto, “Matera ’55″, a testimonianza dell’identità editoriale di quella che fu definita non a caso come “la rivista delle due culture”.
Sono tanti dunque gli scritti e raccontarli tutti non è possibile; per sintesi ne prendiamo solo tre, che meglio fanno al caso nostro.

A partire da una breve prosa di Amedeo Serra apparsa sul numero di marzo-aprile del 1956, dal titolo “La bibbia del vicinato”, un gustoso spaccato delle abitudini e delle prassi dei vicinati, in cui sembra sentire le voci che giungono dalle insenature del logo ufficiale di Matera2019.

Tra le inchieste impegnative, vi sono due importanti saggi che raccontano la trasformazione sociale degli anni Cinquanta a Matera. Un’attenzione necessaria in quanto il sessennio sinisgalliano a Civiltà delle Macchine è coinciso in sostanza con il momento socialmente più drammatico e determinante della storia materana: gli anni della Legge Colombo sullo spopolamento dei Sassi e la riforma agraria. Con tutto ciò che ne è conseguito, in bene e in male, in termini di trasformazioni urbanistiche, culturali e sociali che oggi hanno portato questa città a salire sul trono d’Europa.
Il primo dei due era a firma di Paolo Portoghesi, uno dei nomi più rinomati dell’architettura italiana ma che all’epoca era solo un giovane architetto di cui Sinisgalli fu talent scout (Portoghesi stesso lo definì “il mioVirgilio”). “L’esperimento di La Martella” era il titolo del reportage di questo speciale inviato del direttore lucano, fu pubblicato sul numero di novembre-dicembre del 1955, e ovviamente già nel titolo rimanda all’inchiesta che Portoghesi fece passando dalla descrizione della condizione abitativa di partenza dei contadini nei Sassi, alle peculiarità che la singolare esperienza della costruzione del Borgo La Martella (e degli altri nuovi borghi) rappresentò in termini sociali per Matera. L’occhio dell’architetto aggiungeva valore stilistico al saggio in virtù di tanti elementi di descrizione architettonica che hanno dato forte dignità proprio all’aspetto relativo alle costruzioni dei Sassi, analizzandone il valore. Ne emerge una dignità non solo delle case, delle grotte (analizzate anche nei loro aspetti che oggi si considerano meno decorosi), ma focalizzandosi sull’atmosfera che in essi si viveva e soprattutto dei suoi abitanti. Già allora il concetto di “vergogna” era stato superato agli occhi dell’osservatore attento e la riflessione sulla qualità umana dei materani è elemento portante dell’intero saggio.
Ma non solo del saggio di Portoghesi. Lo stesso tema della dignità dei contadini materani, della loro disillusione sui cambiamenti sociali e sulle promesse di una vita migliore sono al centro anche di quello che qui rappresenta l’articolo più emblematico, quantomeno per il suo titolo premonitore: “Matera, capitale del mondo contadino” di Francesco Nitti sul numero di marzo del 1955.
Anche qui i Sassi sono vissuti come condizione abitativa non più vergognosa ma dentro i cambiamenti del tempo, registrando speranze degli ottimisti e resistenze dei disillusi.
Sinisgalli guardava a Matera con l’attenzione di chi sa comprendere che era in atto un momento epocale per la sua storia, sicuramente non immaginandone il futuro di cui oggi noi siamo privilegiati contemporanei, e non immaginando questa storica pagina della Città dei Sassi. Ne subiva il fascino, provava affetto.
Anche perchè Matera rappresentava il vertice di un altro fondamentale triangolo della vita del poeta-ingegnere di Montemurro: un triangolo culturale che metteva in relazione appunto Matera, Sinisgalli e Adriano Olivetti. Con il manager più illuminato della storia industriale italiana, Sinisgalli aveva iniziato un sodalizio già in epoca precedente, sin dal ’37, quando Olivetti lo chiamò a dirigere l’ufficio di pubblicità della sua azienda fino al 1940, per poi mantenere un rapporto di collaborazione per circa 15 anni e partecipando da protagonista ad una delle grandi stagioni della casa di Ivrea.
Olivetti ha scritto un capitolo importante nella storia che ha portato alla Matera di oggi e Sinisgalli questa storia l’ha vissuta da vicino, da profondo conoscitore sia dell’uno che dell’altra.
Ecco perchè, anche nella Basilicata di Sinisgalli, Matera era ed è capitale.

Gianni Lacorazza

 

(nell’immagine, la copertina di Civiltà delle Macchine n.2 di marzo-aprile 1956. Su questo numero anche un articolo di Lidia de Rita, dal titolo “I Sassi sotto inchiesta”)

 

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