Questo blog è nato per provare a raccontare luoghi, eventi ed esperienze che possano coniugare anima e marketing; a volte letteratura e scienza, arte e tecnica, uomo e macchina, tradizione e futuro. Insomma un binario con le due rotaie parallele su cui far camminare il treno che trasporti qualche passeggero (almeno qualcuno, senza presunzioni) verso l’innovazione.

Poi capita che questo treno, nel suo viaggiare senza un predefinito itinerario, si fermi  ad una stazione inaspettata, dove si scende per portare un contributo ma da cui si riparte avendo ricevuto in cambio molto di più.
Mi è successo a Corleone, dove siamo stati invitati il 29 e 30 gennaio scorsi per portare le idee della Basilicata nella sua attività di web marketing turistico, chiamati a collaborare con il progetto Intus. All’inizio ci chiedevamo il perché, cercavamo una relazione tra noi e questo mondo apparentemente lontano, conosciuto solo dalla cronaca e dalla storia recente.
Il tutto parte da fondi europei assegnati dallo Stato un po’ di anni fa per un progetto importante: partire dalla storia di Corleone e trasformarla in destinazione turistica. Una storia custodita proprio nel comune del palermitano, dove nel Centro di documentazione sulla Mafia e l’Antimafia si custodiscono i faldoni del maxiprocesso del pool di Falcone e Borsellino. Fondi pubblici destinati davvero ad una visione strategica di grande valore.
Nel gruppo si respira un bel clima; con alcuni siamo coetanei, altri sono più giovani, si parla bene di tante cose. C’è anche Pippo Cipriani, colui che fu il giovane sindaco della primavera di Corleone dopo le stragi di Capaci e Via D’Amelio. Due giorni con loro a parlare di mafia e antimafia, di storia e di cronaca, di turismo e web marketing. Da Leonardo, Vittorio, Martina, Cosimo, Vincenzo, Giovanni, Bernardo, Maria Caterina e poi da Liborio e Marilena, emerge il grande entusiasmo di essere i protagonisti di una sfida grande e difficile: far percepire Corleone come destinazione turistica non solo per la fama di capitale mafiosa. Ed adducono motivazioni forti: dalla storia dei Fasci alle lotte contadine e sindacali, dalla tradizione legislativa alla tradizione politica, dai santi agli artisti ai re. La mafia quasi non vorrebbero che fosse dentro tutto questo processo ma sanno che non è pensabile.
Narrare Corleone nel tour guidato, per Marilena non è facile: cerca di raccontarci tutte le emergenze storiche e artistiche ma ogni tre parole deve per forza inserirne una che evoca alla storia della mafia. E poi la toponomastica è evidente: da Piazza Falcone e Borsellino a Piazza Vittime della Mafia, poi strade intestate a Livatino, don Puglisi, Giuseppe Letizia e così via. Lo sanno anche loro che non si può cancellare tutto questo nell’immaginario del turista, lo sanno anche loro che il turista viene a Corleone con una priorità: vedere i luoghi della cronaca peggiore per l’Italia intera e tanti italiani (me compreso) considerano quella storia come storia propria. Passare per Capaci o sull’autostrada che porta a Cinisi, vedere il luogo dell’assassinio di Placido Rizzotto, sono esperienze importanti per ogni italiano che ha creduto in Falcone e Borsellino, come in tanti altri eroi che hanno lottato contro la mafia, rimanendone vittime. “Del resto che fai – domando un po’ scherzando  e un po’ provocando al più “comunista” del gruppo – non vai a vedere l’altare della Patria a Roma solo perché l’ha fatto realizzare Mussolini?”. E’ chiaro che non si può, ma la loro difficoltà è comprensibile. “C’è gente – ci dicono – che ci chiede di vedere le case dei boss. I turisti vanno a visitare le case dei grandi personaggi, portando omaggio a scrittori, poeti, uomini politici, condottieri che hanno dato lustro ai nomi dei loro luoghi natali. Qui non è così e noi non ce la sentiamo di fare questo tipo di turismo!”. Per questa ragione la sfida dei ragazzi di Intus è più complicata che altrove: hanno un grande brand turistico potenziale ma devono promuoverlo con intelligenza e qualità, trasformando in forza le vecchie debolezze.
E così hanno lavorato a cambiare il significato a parole importanti della loro storia come Onore, Coraggio, Vigore, per restituire a questi termini la positività del messaggio. Hanno fatto itinerari, app, video, sito web ecc, e poi parlano consapevolmente di “turismo della memoria” e “turismo dell’esperienza”. E infine hanno il senso della gioia. Il Laboratorio della Legalità, infatti, dove risiedono le loro attività, è un museo nato nella casa confiscata ai boss. Un luogo che, in fondo, parla soprattutto di morte e al cui ingresso ci si potrebbe aspettare un’atmosfera tetra, triste, ed invece ci sono colori, luci, vetri e persone. E ora pensano ad una nuova strategia di marketing e promozione, di quelle che devono costruire una reputation di destinazione turistica.

Noi abbiamo raccontato loro di quando la nostra regione era solo quella del Cristo di Levi e Matera era vergogna dell’Italia mentre oggi tutto è cambiato e la nostra comunicazione gioca su fattori di innovazione che raccontano un’altra Basilicata. Ci avevano invitato come una buona pratica riconosciuta e hanno apprezzato, questo ci ha dato soddisfazione ma siamo stati anche onesti nel dire loro che il nostro sforzo, per quanto faticoso, non è equiparabile alla salita che loro hanno davanti. Una scalata culturale prima che turistica, una partita dell’anima prima che del marketing.
Dunque la sfida dei ragazzi di Intus non può che essere nella medaglia dalle due facce da far conoscere al turista quando arriva; ma non più e non già le due facce consegnate a Corleone dalla sua storia, ovvero quella di capitale della mafia e di capitale dell’antimafia. La medaglia è una medaglia nuova le cui facce sono altre: da un lato la passione autentica, l’anima delle persone che credono in un futuro diverso per la loro terra, dall’altro il cinismo del marketing che, alla fine, tende a trasformare in valore un prodotto. Una nuova medaglia le cui due facce siano appunto anima e marketing. E poteva non trovare spazio su questo blog?

 

Gianni Lacorazza

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