Quando abbiamo immaginato che uomo, macchina e natura erano tre vertici di un triangolo, ci siamo anche posti il tema di che triangolo potesse mai essere: isoscele, rettangolo, scaleno.

Avevamo già a che fare con Leonardo il lucano che guardava al Leonardo genio e avevamo iniziato a riflettere su come l’uomo aveva costruito il rapporto con la macchina e su come la macchina sarebbe dovuta essere al servizio delle conquiste dell’uomo, per trasformarlo innanzitutto in essere volante. Da quel “Leonardo al quadrato” nacque, nel 1953, la rivista “Civiltà delle Macchine”, per conto di Finmeccanica a cui capo c’era Giuseppe Eugenio Luraghi. Direttore e fondatore della rivista fu Leonardo Sinisgalli, lucano di Montemurro, che nella copertina di quel primo numero pubblicò le immagini dello studio di Leonardo Da Vinci sul volo umano .

Il dibattito era già seriamente in corso e Sinisgalli chiamò tanti suoi amici a parteciparvi nel corso del quinquennio di direzione della rivista: a comincia da Giuseppe Ungaretti, primo editorialista della nuova avventura che, nonostante nascesse dentro un’esperienza “industriale” con finalità di house organ, fu luogo di confronto e dibattito che coinvolgeva non solo tecnici e scienziati ma anche artisti, poeti, pittori… addirittura bambini.

Le macchine e l’evoluzione tecnologica sono dunque da allora terreno di riflessione consapevole, perché proprio quando all’orizzonte si comincia ad intravedere un pericolo, l’uomo si interroga ed inizia riflettere su possibili soluzioni. In fondo è la paura, come l’amore, a migliorare il mondo.

Lo capì Sinisgalli – e non solo – negli anni ’50; lo ha ripreso oggi la Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, che ha riavviato la pubblicazione della storica rivista, lo stanno sempre più mettendo al centro del dibattito tanti esperti di moderne macchine, quelle digitali che si candidano a governare e condizionare la vita dell’uomo.
Ecco la paura che torna – ma forse non se ne è mai andata – e torna a spaventare di più, perché il partire per la tangente (per restare in geometria metaforica!) e perdere la direzione di marcia che le macchine dovrebbero solo aiutarci mantenere, oggi è più frequente di quanto ci pare. Appunto, oggi non è più solo un pericolo all’orizzonte: le macchine, le tecnologie, il digitale sono già in piena attività di condizionamento della nostra vita: a chi più e a chi meno, a chi più direttamente e chi indirettamente dipende dal proprio grado di intelligenza, cultura, conoscenza, rabbia sociale; dipende, sostanzialmente, dal proprio grado di civiltà.

E quel triangolo tra uomo, macchina e natura oggi sembra schizofrenicamente scaleno. Ma scaleno dinamico. Perché un giorno sembra che il vertice umano prenda una direzione predominante allargandosi e diventando protagonista; un altro sembra che sia la macchina ad essere vertice identitario della nostra metaforica figura e governare il mondo senza possibilità per l’uomo di reagire e ridimensionarne la forza. La natura sembra invece essere terreno di scontro e luogo sempre più soccombente, tra l’uomo che non comprende la necessità di preservarne il futuro e la macchina che se ne frega altamente, specialmente quando l’uomo è incapace di usarla per buoni fini. Allora accade che il vertice dello scaleno che risponde alla natura prende il sopravvento solo per effetti funesti: cambiamenti climatici, dissesti idrogeologici, oceani di plastica.

Ce ne stiamo accorgendo tanto anche noi che ci occupiamo di digitale nel mondo del travel e che oggi ci riuniamo spesso per interrogarci sugli aspetti Human del nostro lavoro. Siamo consapevoli che il mondo digitale, i suoi canali di comunicazione principali che nel tempo si sono trasformati da social network a social media, dovrebbero essere semplicemente usati oggi come “mezzi di comunicazione” per ciò che serve all’uomo, ridando loro il semplice ruolo di macchine al servizio e non già (e non più!) il ruolo di “folle” incontrollate il cui pensiero diventa predominante solo per quantità e non per qualità, per conoscenza, per obiettivi, per visione.

Ce ne accorgiamo a BTO in questa prossima edizione del 2020: il tema sarà “travel onlife”, un tema che ci piace assi perchè “tanto complesso quanto imprescindibile. – ci dicono gli organizzatori – Non si tratta più (solo) di capire un nuovo strumento o la nuova piattaforma digitale. C’è qualcosa di più importante, si sta modificando e ridefinendo il rapporto tra uomo, macchina e natura. Serve conoscenza sugli effetti dell’iperconnessione, servono nuove chiavi di comprensione della realtà. Solo così l’uomo (che sia turista o operatore o destinazione) può riscoprire e difendere la propria centralità”.

E allora pensiamo ad un triangolo isoscele-rettangolo. Con i cateti uguali che siano natura e tecnologia, con l’uomo (unico essere pensante dei tre elementi) che ne sia ipotenusa e che con la sua area di azione possa inglobare le aree dei due cateti. In fondo anche qui ci troviamo un po’ di Lucania, quando sulle sue terre della Magna Grecia fu Pitagora a spiegarci il suo teorema.
Ma il romantico aspetto geografico è meno importante dell’aspetto geometrico e in questo caso poco importa da dove proveniva Sinisgalli e dove morì Pitagora. L’area da ricalcolare è quella del futuro del pianeta.

 

Gianni Lacorazza

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