Dai padri la Civiltà, dai figli le Macchine

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Nel 1953, quando Sinisgalli fondò Civiltà delle Macchine, mio padre Vincenzo aveva appena 9 anni. A 52 anni è riuscito a lasciare in casa tutta la collezione completa che il cugino Leonardo (36 anni più grande di lui) aveva diretto fino al 1958. Non mi sono mai domandato come questa collezione si fosse composta negli anni, né purtroppo gliel’ho mai chiesto. Leonardo sicuramente mandava agli zii Giovanni e Giacinto le copie in omaggio. So solo che mio padre amava quella rivista, diventata poi un punto di riferimento nella cultura italiana, e ha custodito gelosamente una delle rare collezioni complete dei 31 numeri fino a quando me la sono ritrovata tra le mani, studente universitario, trasformandola prima in una tesi di laurea sul design e sulla pubblicità e poi tirandone fuori un saggio (Meccanima, 2005) e due antologie con Giuseppe Lupo, nel 2008 e con

Biagio Russo nel 2016.
Ho frequentato quelle pagine come una biblioteca dell’anima per 25 anni. Come se ci avessi quasi abitato dentro.
Da 2 anni circa la rivista è tornata ad uscire per Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine e su questa nuova edizione oggi ho trovato una piccola stanza anche io.
Grazie a chi mi ha lasciato #CiviltàdelleMacchine ma grazie soprattutto a chi mi ha invitato ad esserci oggi e mi ha riservato un posto su un numero che, purtroppo, abbiamo dovuto dedicare proprio al suo ricordo. A Peppino Caldarola.
Gianni Lacorazza