Chi non ricorda Totò lo scrivano di Miseria e Nobiltà, a cui si rivolse il campagnolo analfabeta che voleva mandare la lettera al nipote per farsi aiutare nella sua permanenza cittadina? Totò era il professionista che tentava di fare il suo lavoro, con un banchetto in pieno centro del viavai partenopeo, cercando lavoro in un “mercato” a cui rivolgersi offrendo un servizio per il quale si studiato, si è acquisita conoscenza, tecnica, know-how!

Ma al povero scrivano, rimane solo l’acquolina per quelle pizzette che poi non mangerà mai, perché troppo spesso questi servizi sono richiesti ma “a costo zero”, come se non dovessero essere pagati perché considerati diversi da quelli di un avvocato, idraulico, meccanico.

Una professionalità che ai nostri giorni è rimasta ancora “minore” come allora è quella del comunicatore e, ancor peggio, dell’esperto di digitale, o peggio ancora social. Si tratta di una di quelle professionalità di fatto non riconosciute. O meglio, ormai quasi tutti sanno che è necessario usare i canali digitali ma non hanno ancora ben chiaro il fatto che chi ne ha fatto una professione possa essere utile a risolvere i propri problemi. È la vecchia retorica di chi aveva la televisione in casa e pensava di essere esperto di tutto (anche di comunicazione) ed oggi basta avere un telefonino per essere esperti di social, solo perché si possiede un account personale o peggio ancora (ed è questa una particolare pratica a cui cedono anche tanti giornalisti professionisti) ci si sente esperti anche non presidiando i social. Ma va bene finché si rimane nell’ambito degli “allenatori in poltrona!”. Cioè come avviene nel calcio ad esempio, dove basta essere tifoso per sentirsi tecnico diplomato a Coverciano! Ma c’è una spetto professionale che va oltre e che proprio l’uso comune e diffuso dello strumento troppo spesso fa sottovalutare non considerando che ormai un canale social è sempre più un social media e non più un social network, ovvero non servono più per fare rete ma per fare informazione, opinione, promozione, cultura ecc..
E per gestire i social della propria impresa non basta all’imprenditore una nipote che studia all’università!
Dunque “caro cumpare cuggino nepote, io qua stocio (stocio!) facendo la vita de lu signore!… e pe quest, manname nu poco di soldi ca non teng manc i denari pe pagare lu scrivano che mi sta scrivenn la lettera qui presende….”!

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